Postulazione Generale

 “Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e di nostra Signora la Vergine Maria sempre intatta.

Dio, prima di tutto e di tutte le cose del mondo. Amen. Gesù.

Dio ti salvi, sorella (fratello) mio  in Gesù Cristo”.

 

(Parole di saluto con cui Giovanni di Dio era solito iniziare le sue lettere)

 

 





“I Santi sono coloro che hanno vissuto  pienamente la carità” (Benedetto XVI).

 

 

Carissimi,

benvenuti nel sito web della Postulazione Generale.

 

La nostra famiglia ospedaliera è lieta e gode della presenza di tanti confratelli che sono ormai nella Casa del Padre perché hanno risposto fedelmente alla chiamata di Dio per una missione di carità verso le persone bisognose e sofferenti, dietro l’esempio di Cristo e del nostro santo Fondatore Giovanni di Dio. Alcuni di loro, però, eccellono per santità di vita, per l’esempio che ci hanno lasciato e per essere modelli di dedizione alla missione ospedaliera ed assistenziale.

 

Siamo tutti chiamati alla santità che è dono di Dio e non opera dell’uomo. La Chiesa, madre dei Santi, generatrice di tanti figli e figlie, immagine della Gerusalemme celeste, gioisce della presenza di tanti esempi di santità che hanno seguito Cristo nella perfezione della carità. La santità[1] costituisce la stessa essenza di Dio che è il Santo per eccellenza, il perfetto. I Santi sono coloro che, nel corso della loro vita, hanno giustamente interpretato e vissuto l’amore così come è stato insegnato e vissuto da Gesù. Ogni essere umano è stato creato per partecipare a questa santità attraverso un processo di maturazione nella donazione e nella carità che è l’essenza della santità.

 

E’ desiderio di tutti noi conoscere e far conoscere alcuni confratelli che la Chiesa ha dichiarato Beati e Santi ed altri Servi di Dio che in vita, in morte e dopo la morte godono “fama di santità” (fumus sanctitatis), avendo vissuto in maniera eroica le virtù cristiane o affrontando il martirio in odio alla fede. I nostri Santi sono modelli di vita e insieme potenti intercessori presso Dio.

 

Tutti voi che in modi diversi partecipate al carisma di ospitalità e che con noi formate un’unica famiglia, la “Famiglia di Giovanni di Dio”, in modo particolare voi ammalati, sofferenti e utenti, che transitate nei nostri centri assistenziali, siete vivamente invitati a collaborare alla promozione delle cause di beatificazione e di canonizzazione di questi nostri confratelli approfondendo la loro conoscenza ed invocandoli perché ci ottengano dal Signore le grazie ed i favori celesti per la nostra persona e per i nostri cari.

 

La “fama di santità” che ci hanno lasciato in questa vita per le virtù da loro praticate in modo eroico deve essere accompagnata anche dalla “fama dei segni”, ossia delle grazie, dei favori e dei miracoli che possiamo ricevere da Dio attraverso la loro intercessione per le nostre preghiere ed invocazioni perché essi siano dichiarati Beati o Santi dalla Chiesa. Nel miracolo (lat. miror: mi meraviglio, ammiro, resto strabiliato) dobbiamo vedere il sigillo di Dio che non viola le leggi della natura, ma le supera ed offre all’uomo un gesto d’amore.  

 

Non dimenticate che la vox populi è la vox Dei, (la voce del popolo è la voce di Dio), che si manifesta anche attraverso quella del suo popolo. Le vostre preghiere, l’invocazione dei Servi di Dio e le grazie ed i miracoli a conferma della loro intercessione presso Dio, muoverà la vox hierarchiae (la voce della gerarchia della Chiesa) che, sorretta dallo Spirito Santo, dichiarerà ufficialmente la loro santità.

 

Ai confratelli, in particolare, ricordo l’importanza e l’impegno di divulgare la conoscenza presso il popolo di Dio di questi nostri confratelli con stampe, opuscoli contenenti brevi cenni biografici, dépliants, biografie, medaglie, piccole immagini e quanto si ritiene utile per far conoscere la loro vita e le loro virtù. E’ bene che esse siano corredate sempre di una preghiera approvata dai superiori o dal vescovo, con l’indicazione di comunicare le grazie ricevute a:

 

 

Postulazione Generale Fatebenefratelli

Via della Nocetta, 263

00164 Roma

postulazione@ohsjd.org

 

Vi ringrazio per la vostra collaborazione e vi do la mia più ampia disponibilità.

 

 

Fra Elia Tripaldi O.H.

Postulatore Generale

 

 

 

SANTI - BEATI – VENERABILI - SERVI DI DIO

 



San GIOVANNI DI DIO

 

(al secolo: Juan Ciudad)

Fondatore dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio.          

Nato nel 1495 a Montemor-o-Novo (Portogallo).

Morto a Granada nel 1550.

Crebbe in casa dei genitori, di media condizione sociale, fino all’età di otto anni allorché, a loro insaputa, fu portato ad Oropesa (Spagna), presso la casa di Francesco Cid, detto il Mayoral, ossia il capo che sovraintendeva al bestiame e al personale del conte di Oropesa. Quivi visse per molti anni facendo il pastore. A 22 anni si arruolò soldato nella guerra contro i francesi (1521) e, dieci anni dopo, in quella per liberare Vienna dai Turchi.

Nel verso il 1527, si recò a Granada, presso porta Elvira, dove si stabilisce in un piccolo locale che gli consente di fare il venditore ambulante di libri. Sconvolto da una predica di san Giovanni d’Avila, famoso apostolo dell’Andalusia, decise, con il consiglio dello stesso, di dedicarsi al servizio dei poveri e dei sofferenti di cui era piene la città di Granada.

Con l’aiuto dei benefattori, affittò un locale, poi costruì un ospedale ai piedi dell’Alhambra dove accogliere tanta miseria umana e assisterli con grande carità e con maniere innovative, avendo come primi compagni Anton Martin e Pedro Velasco. Per raccogliere le elemosine il suo grido risuonava per le vie di Granada: “Fate bene, fratelli, a voi stessi per amor di Dio”. Giovanni “raccoglieva i poveri abbandonati, infermi e storpi che trovava e provvedeva alla loro assistenza corporale e spirituale: “Voglio condurvi un medico spirituale” – diceva ai poveri e ai malati -  “che vi curi le anime, e per il corpo poi non mancherà il rimedio” (Castro XII).

L’8 marzo del 1550, aggravatosi a causa di una polmonite contratta per essersi tuffato nel torrente Genil per salvare un ragazzo che stava affogando, morì in casa della nobile famiglia Los Pisas, suoi benefattori, inginocchiato vicino al suo letto, vestito con l’abito e con il crocifisso tra le mani.

Dietro il suo esempio nascerà l’Ordine Ospedaliero con la fondazione di altri ospedali, prima a Granada, poi in altre città della Spagna, in Italia, in Europa e nel mondo. Si avverarono così le parole del Santo rivolte ad una persona che gli era devota: che, cioè, “sarebbero stati molti del suo abito nel ministero dei poveri per tutto il mondo” (Castro XVIII).

Nel 1886 Leone XIII lo proclamava Patrono dei malati e degli ospedali. Nel 1930 Pio XI lo eleggeva Patrono degli infermieri.

Beatificato il 21.09.1630 da Urbano VIII.

Canonizzato il 16.10.1690 da Alessandro VIII.

La sua festa liturgica si celebra l’8 marzo.

 

 



 

San GIOVANNI GRANDE

 

Nato nel 1546 a Carmona (Spagna).

Morto a Jerez de la Frontera nel 1600.

Rimasto orfano di padre a soli 11 anni, il ragazzo, frequentava la parrocchia ed  i sacramenti, spesso era dedito alla preghiera davanti a Gesù eucaristico: Il parroco gli propose di diventare sacerdote. Ma Giovanni si sentiva piuttosto chiamato ad una vita impegnata nel lavoro secolare e per questo andò nella città di Siviglia dove imparò a fare il commerciante di stoffe per quattro anni. Ma questa attività non era confacente al suo carattere retto perché spesso era costretto a mentire.

Lasciò Siviglia e poi anche il suo paese natio e si diresse verso il vicino villaggio di Marchena, nel romitorio di Santa Eulalia dove Giovanni trovò finalmente la sua pace interiore con la preghiera e la devozione alla Vergine Maria. Avendo avuto l’opportunità di servire una coppia di anziani e senza casa, li condusse nella sua abitazione e, questuando per essi, imparò ad esercitare la misericordia e la carità. Questa esperienza lo condusse a vivere nella grande città di Jerez de la Frontera dove continuò, sostenuto dalla prolungata preghiera davanti al SS. Sacramento, dalle Santa Messa, della quale era assiduo frequentatore, e dalla direzione spirituale, il suo servizio verso i poveri, i sofferenti e i carcerati.

Nel 1572 iniziò la costruzione del suo ospedale di N.S. della Candelora, esempio di igiene e di assistenza umana e cristiana. Ad esso seguiranno quelli di Medina Sidonia, di Arcos de la Frontera, di Villamartín e di Sanlúcar de Barrameda. Su incarico dell’arcivescovo di Siviglia attuò un suo progetto personale di accorpamento dei numerosi, piccoli ospedali presenti nella città di Jerez.

A Granada, essendo venuto a conoscenza dell’esistenza della famiglia ospedaliera di san Giovanni di Dio (la quale verrà approvata come Congregazione nel 1571), chiese di unire i suoi ospedali ed i suoi collaboratori ad essa. Impegnato in prima persona ad assistere gli appestati nella città di Jerez, dopo otto giorni di sofferenza, morirà di peste e verrà sepolto nel giardino del suo stesso ospedale.

Nel 1986 fu dichiarato patrono della diocesi di Jerez. I suoi resti si venerano nel santuario a lui dedicato, adiacente all’ospedale “San Giovanni Grande” dei Fatebenefratelli.

Beatificato il 13.11.1853 da Pio IX.

Canonizzato il 02.06.1996 da Giovanni Paolo II.

La sua festa liturgica si celebra il 3 giugno.

 

 


 

 

San BENEDETTO MENNI, sac.

 

(al secolo: Angelo Ercole)

Superiore Generale dell’Ordine.

Fondatore delle “Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù”.

Nato nel 1841 a Milano.

Morto a Dinan (Francia) nel 1914.

La sua vocazione ospedaliera nacque alla stazione ferroviaria di Milano quando, come volontario, nel 1859 vede i Fatebenefratelli accogliere i numerosi feriti che giungevano dalla battaglia di Magenta. Chiese di entrare nell’Ordine assumendo il nome di Fra Benedetto. L’anno dopo aver professato i voti solenni venne chiamato a Roma dal Superiore Generale, P. Giovanni Maria  Alfieri come suo segretario, dove completò i suoi studi di teologia al “Collegio Romano”, oggi “Pontificia Università Gregoriana”. Fu ordinato sacerdote il 14 ottobre 1866 a Roma e celebrò la sua prima Messa nella chiesa di san Giovanni Calibita dell’Isola Tiberina.

Nel 1867, a soli 25 anni, il superiore Generale, venuto a conoscenza delle doti e delle capacità del giovane religioso, lo inviò in Spagna per ridare vita all’Ordine e dove, con molte peripezie e pericoli, sacrifici e difficoltà, anche da parte delle autorità apostoliche, in un clima anticlericale che regnava in tutta la Spagna, non favorevole ad assecondare i suoi progetti, fonderà molte opere in diverse città a favore dei malati mentali, di bambini invalidi e scrofolosi.  Egli restaurò, oltre alle Provincie religiose  spagnole, anche quelle del Portogallo e del Messico, fondando ben 22 ospedali per quelle categorie più trascurate di malati e sofferenti, reclutando contemporaneamente nuove vocazioni al nostro Ordine.

Nel 1881 fondò le “Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù” per l’assistenza alle malate di mente. Eretta canonicamente la Congregazione, venne eletta all’unanimità madre Maria Josefa Recio (1846-1883) Superiora Generale, la quale morirà in seguito ad un atto di violenza e pestaggio da parte di una malata di mente in seguito ad una crisi aggressiva. L’anno 2012 Papa Benedetto XVI ha dichiarato Venerabile la Madre Maria Josefa.

P. Menni ricevette l’incarico di Visitatore apostolico dell’Ordine e poi,  nel Capitolo Generale del 21 aprile 1911 il santo Padre Pio X lo nominò Superiore Generale dell’Ordine. Si dimise da tale incarico l’anno dopo a causa intrighi orditi da alcuni confratelli contro di lui. Calunniato ingiustamente, costretto a dividere le due famiglie religiose ospedaliere, P. Menni, ormai cagionevole di salute, fu allontanato dalla casa delle Suore Ospedaliere ed inviato a Dinan (Francia) dove, impossibilitato di muoversi e di nutrirsi da solo, dopo una lunga agonia terminò la sua vita terrena per passare a quella celeste così degnamente meritata.   

Il suo corpo riposa a Ciempozuelos, in un’urna nella cappella delle suore da lui fondate. 

Beatificato dal santo Padre Giovanni Paolo II il 23.06.1985.

Canonizzato dal santo Padre Giovanni Polo II il 21.11.1999.

La sua festa liturgica si celebra il 24 aprile.

 


 

 

San RICCARDO PAMPURI

 

(al secolo: Erminio)

Nato nel 1897 a Trivolzio, a 12 chilometri da Pavia.

Morto a Milano nel 1930.

Decimo e penultimo figlio restò orfano a tre anni della madre e a undici del padre; fu, quindi, affidato agli zii materni che lo educarono cristianamente, lo iscrissero alle scuole elementari nei paesi vicini. La sorella testimonia che “Ogni giorno, prima di recarsi a scuola andava in chiesa”. Fu messo nel collegio di sant’Agostino di Pavia dove rimarrà sei anni e dove continuò anche il suo impegno spirituale oltre a quello dello studio. A Trivolzio, insieme con altri compagni fondò il Circolo di Azione Cattolica “Pio X” ed anche una banda musicale.

Terminato il liceo si iscrisse alla facoltà di medicina, ma dovette interrompere i suoi studi nel 1917 per il servizio militare nella prima guerra mondiale con il grado di caporale di Sanità e dove aveva con sé il Vangelo, le Lettere di san Paolo e l’Imitazione di Cristo. Nella disastrosa ritirata della disfatta di Caporetto, guadagnò una onorificenza (medaglia di bronzo) per un atto di coraggio ed una imprevista fatica in seguito alla quale contrasse una pleurite tubercolare che, riacutizzatosi dopo dieci anni, gli causerà la morte a soli 33 anni di età.

Laureatosi in medicina nel 1921, fu medico condotto a Morimondo (Milano), dove rimase fino al 1927, quando entrò nell’Ordine Ospedaliero e dove esercitò la sua professione come una vera e propria missione di carità verso i suoi malati. Fu il suo direttore spirituale don Riccardo Peretta, compagno di studi del Superiore Provinciale della Provincia Lombardo-Veneta, Zaccaria Castelletti, ad avvicinare il giovane medico Ermino ai Fatebenefratelli, nell’ospedale San Giuseppe di Milano.

P. Zaccaria, nel vedere il giovane cagionevole di salute, confidò a don Riccardo Peretta: “Dovesse rimanere anche un solo giorno membro effettivo dell’Ordine nostro, sia egli il benvenuto. Egli, dopo di esserci stato in terra di edificazione, ci sarà poi in Cielo angelo di protezione”. Nel nostro ospedale S. Orsola a Brescia, dove fu trasferito, si dedicava ai lavori più umili oltre che alla direzione dell’ambulatorio dentistico.

Il suo corpo riposa in un’urna nella parrocchia di Trivolzio, meta di numerosi pellegrini e devoti.

Beatificato dal B. Giovanni Paolo II il 04.10.1981.

Canonizzato dal B. Giovanni Paolo II il 01.11.1989.

La sua festa liturgica si celebra il 1 maggio.

 

 


 

 

Beato

GIUSEPPE OLALLO VALDÉS

 

Nato nel 1820, sabato 12 febbraio, a L’Avana (Cuba).

Morto a Porto Principe, Camagüey (Cuba) nel 1889.

Figlio di genitori ignoti, un mese dopo la sua nascita, venne affidato alla casa di accoglienza per neonati esposti della medesima città, senza altra spiegazione se non quella della data di nascita e che non era stato ancora battezzato. Non si conosce l’origine della sua vocazione. Ancora giovanissimo, viene in contatto con i religiosi Fatebenefratelli presenti fin dal 1603 nell’ospedale San Giovanni di Dio di quella stessa città, restando affascinato dal carisma dell’ospitalità nel servizio dei malati. Quindi entra a far parte dell’Ordine   

Nel 1835 troviamo il giovane ospedaliero presente nella comunità dei Fatebenefratelli della città di Puerto Príncipe (dal 1903 cambiò nome in quello di Camagüey), dove inizia un’altra tappa della sua vita e dove, nel 1851, era scoppiata una grossa epidemia di colera che lo vedrà impegnato nell’esercizio dell’ospitalità prima come infermiere Maggiore e poi, nel 1856 come superiore della comunità, senza trascurare l’attenzione ai malati e ai bisognosi.   

Quivi rimarrà, in  mezzo a tante difficoltà, per 54 anni, nell’esercizio dell’ospitalità, di cui 13 anni da solo a causa della diminuzione dei confratelli cubani e il ritorno in Spagna dei confratelli spagnoli.

Il nostro Beato si distinse per la sua dedizione e la sua carità, di giorno e di notte, verso malati, poveri, schiavi, ecc. e come infermiere maggiore dell’ospedale, anche per la cura di piaghe, ferite e quant’altro. 

Tra tante fatiche, consumato dall’amore verso Dio e il prossimo, morì in un stanzetta del medesimo ospedale, a causa di un aneurisma dell’aorta addominale, la vigilia della festa liturgica di san Giovanni di Dio, suo amato ed imitato Fondatore per celebrare insieme la corona dei giusti. I suoi funerali furono un trionfo tributato dal popolo che aveva visto sempre in lui la figura del Buon Samaritano chino su ogni umana miseria. Quanti hanno testimoniato di lui, l’hanno definito “ uomo giusto, santo, modello di virtù, padre dei poveri, apostolo della carità, testimone trasparente della carità cristiana”.

Poiché nel corso degli anni la sua figura andò man mano in oblio da parte dei suoi confratelli non più presenti a Cuba, ma non dal popolo cubano che, in occasione del centenario della sua morte, il 7 marzo 1989 si è reso artefice nel sollecitare l’introduzione del processo di beatificazione e di canonizzazione presso il vescovo Mons. Adolfo Rodríguez e quindi del Superiore Generale dell’epoca, Fra Brian O’Donnel. 

I suoi resti sono nella chiesa adiacente al suo ex ospedale.

Beatificato a Camagüey con Lettera Apostolica di Benedetto XVI il 29. 11. 2008.

La sua festa liturgica si celebra il 12 febbraio.

 

 


 

 

Beato

EUSTACHIO KUGLER

 

Nato nel 1867 a Neuhaus

Morto a Regensburg nel 1946

Nato nel villaggio di Neuhaus, presso Nittenau, a 40 Km da Regensburg (Baviera), a soli 7 anni perde il padre e trascorse l’infanzia e l’adolescenza sotto il segno della sofferenza e della povertà. Conosce i Fatebenefratelli a Reichembach dove  nel 1891 avevano appena fondato un ospedale psichiatrico in quel borgo e dove egli entra nell’Ordine Ospedaliero assumendo il nome di Fra Eustachio per dedicarsi completamente al servizio dei malati e dei bisognosi. La sua dedizione fu sempre solidale con gli altri e contrassegnata dall’impegno nei vari posti di responsabilità. Per 21 anni ricoprì la carica di Superiore Provinciale della Provincia Bavarese. Nella città di Ratisbona (oggi Regensburg) costruì un moderno ospedale che rispondesse a tutte le esigenze della scienza medica contemporanea.

Durante il regime nazista,  Fra Eustachio dal carattere molto coraggioso subisce gravi vessazioni e frequenti irruzioni diurne e notturne dalla Gestapo con ripetute ispezioni degli archivi della Curia Provincializia, controllo delle telefonate, minacce ed estenuanti interrogatori per indurlo a far deposizioni contro i confratelli. Egli riuscì a salvare la loro onorabilità e quella dell’Ordine. Non ebbe alcuna simpatia nei confronti del Fuhrer e del nazionalsocialismo; additando ai suoi religiosi la chiesa dell’ospedale, disse: “Il nostro Fuhrer è lì dentro”.

Negli anni difficili del secondo conflitto mondiale (1939-1945) Fra Eustachio con fortezza d’animo e fiducioso nell’aiuto del Signore continuò la sua opera nel servizio dei sofferenti, in unione costante con Dio e con i confratelli che incoraggiava nell’opera di apostolato ospedaliero e ad aver cura dei malati e dei sofferenti.

La sua vita fu caratterizzata da sofferenze: da ragazzo cadde da una impalcatura che lo rese zoppo per tutta la vita; inoltre fu afflitto da un’ulcera gastrica che degenerò in tumore, finché nelle ultime settimane i dolori, sopportati con ammirevole serenità, non lo costrinsero a letto. Spirò nella pace del Signore a Regensburg il 10 giugno 1946.     

Beatificato a Regensburg con Lettera Apostolica di Benedetto XVI il 29.11.2008.

La sua festa liturgica si celebra il 10 giugno.

 

 


 

 

Beati

BRAULIO MARIA CORRES e COMPAGNI, martiri

 

Questa memoria accomuna il ricordo dei Beati Braulio Maria Corres, Federico Bubio e 69 compagni martiri, beatificati a Roma il 25 ottobre 1992, e quella dei Beati Maurizio Iñiguez de Heredia e 23 compagni martiri, beatificati a Tarragona (Spagna) il 13 ottobre 2013. Questi 95 Religiosi, appartenenti all’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, di varia nazionalità, hanno esercitato il loro apostolato in diverse località della Spagna e sono stati martirizzati in date distinte del triennio 1936-1939. Essi sono:

 

Beatificati n° 71 dal Santo Padre Giovanni Paolo II a Roma il 25.07.1992.

 

4          della comunità di Talavera de la Reina (Toledo);

- B. Primo Martínez de S. Vincente Castillo,

- B. Federico Rubio Álvarez, sac.,

- B. Gerolamo Ochoa Urdangarín,

- B. Giovanni della Croce Delgado Pastor.

 

15        della comunità di Calafell (Tarragona):

            - B. Giuliano Carrasquer Fos,

            - B. Braulio Maria Corres Díaz De Cerio, sac.,

            - B. Eusebio Forcades Ferraté,

            - B. Costanzo Roca Huguet,

            - B. Benedetto Giuseppe Labre Mañoso Gonzáles,

            - B. Vincenzo de Paoli Canelles Vives,

            - B. Tommaso Urdanos Aldaz,

            - B. Raffaele Flamarique Salinas,

            - B. Antonio Llauradó Parisi, 

            - B. Emanuele López Orbara,

            - B. Ignazio Tejero Molina,

            - B. Enrico Beltrán Llorca,

            - B. Domenico Pitarch Gurrea,

            - B. Antonio Sanchiz Silvestre,

            - B. Emanuele Jiménez Salado.

 

7          dalla Colombia (residenti a Madrid):

  • B. Ruben Di Gesù López Aguilar,

  • B. Arturo Ayala Niño,

  • B. Giovanni Battista Velásquez Peláez,

  • B. Eugenio Ramírez Salazar,

  • B. Stefano Maya Gutiérrez,

  • B. Melchiade Ramírez Zuloaga,

  • B. Gaspare Páez Perdomo.

  •  

     

    24        della comunità di Ciempozuelos (Madrid),

    12        della comunità di Carabanchel Alto (Madrid),

    6          della comunità di Barcellona e di Sant Boi de Llobregat,

    3          della comunità Madrid (San Rafael).

     

    Beatificati n° 24 da Papa Francesco a Tarragona  il 13 ottobre 2013.


    2       della comunità di Manresa (Barcellona),

    1       della comunità di Ciempozuelos (Madrid),

    1       della comunità di Madrid (San Rafael),

    1       della comunità di Calafell (Tarragona),

    11     della comunità di Valencia,

    8       della comunità di Malaga.

    Di questi ultimi, il 19 febbraio 2013 si è celebrato il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi e il 4 giugno 2013 la Sessione Ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi i quali espressero parere favorevole, riconoscendoli uccisi in odium fidei.

    Incuranti del pericolo di giorno in giorno più vicino e minaccioso, restarono fermi al loro posto, continuando ad assistere, con la consueta dedizione e in fedeltà al carisma ospedaliero, i malati e i disabili fisici e mentali, ricoverati nei propri Istituti. Senza lasciarsi intimidire dagli insulti e dalle minacce di morte, accettarono volontariamente il martirio per aver sostenuto e professato la loro fede e continuato le opere di carità a favore dei malati e dei poveri.

    Tra di essi vi sono anche 1 religioso cubano e 7 Religiosi colombiani, all’epoca presso la comunità di Ciempozuelos. Costoro sono i primi Beati nella storia della Colombia.

      Superiore Generale di allora, fra Narciso Durchein, in

    una lettera scritta alle Comunità dei Confratelli, tra le altre indicazioni, disse loro: ”Data la gravissima situazione politica del paese, i Confratelli non abbandoneranno l’assistenza agli infermi fino a quando le autorità si facciano carico di essi”. Li esortava quindi a restare al capezzale degli ammalati fino a quando una forza maggiore li avesse obbligati ad abbandonarli.

    Essi obbedirono alle direttive del Superiore Generale, furono presi e fucilati.

    La loro festa liturgica si celebra il 25 ottobre.

     


     

    Venerabile Servo di Dio

    FRANCESCO CAMACHO

     

    Nato il 13 ottobre 1630 a Jerez de la Frontera (Spagna).

    Morto a Lima (Perù) nel 1698.

    A 20 anni, attratto dall’avventura, scelse la vita militare e varcò l’oceano per l’America Latina. A Cartagena (Colombia) si ammalò di sifilide e fu ricoverato e assistito nell’ospedale dedicato a San Sebastiano, gestito dai Fatebenefratelli. Abbandonato il servizio militare durante il quale viaggiò per diversi paesi dell’America,  finché nel 1662, tornato a Lima, mutò completamente vita dandosi ad aspre ed umilianti  penitenze pubbliche, così che fu ritenuto pazzo e rinchiuso, per breve tempo, in ospedale.

    In seguito ad una predica del P. Francesco del Castillo che lo continuerà a seguire con i suoi consigli spirituali, nel 1663, a 34 anni, entrò tra i Fatebenefratelli al servizio dei malati, ma soprattutto, questuando di casa in casa per i quasi trentacinque anni di vita religiosa. Sarà eletto superiore della comunità, ma Francesco rinunciò a tale carica e la sua vita sarà dedita ai lavori più umili, alla penitenza e alla preghiera.

    Si adoperò anche per la redenzione delle prostitute e costruì un nuovo ospedale per sostituire quello già esistente, divenuto insufficiente.

    Egli sarà per sempre “elemosiniere di Dio” nella città di Lima per il sostentamento dell’ospedale, fino alla morte causata da una grave forma di idropisia.

    I suoi resti sono sepolti nella cattedrale di Lima.

    Proclamato Venerabile da Leone XIII il 01.01.1881.

     

                                                              

    Venerabile Servo di Dio

    GUGLIELMO GAGNON

     

    Nato nel 1905 a Dover, New Hampshire (USA) il 16 maggio.

    Morto a Bien Hoa (Saigon) nel 1972.

    Terzo di dodici figli, Guglielmo, nato da genitori canadesi emigrati negli USA, ragazzo umile e servizievole si prendeva cura dei fratelli nei continui spostamenti della famiglia per motivi di lavoro. Egli aveva tentato varie volte di entrare in religione in vari Istituti, ma nel momento in cui la sorella Maria-Eva veste l’abito della Suore dell’Assunzione nel convento di Nicolet, Guglielmo le confida di voler anch’egli consacrarsi al Signore ed entrò nei Fatebenefratelli del Canada il 29 marzo 1931.


    Per la sua condotta esemplare i Superiori lo nominarono direttore dell’Aspirantato dove educava amorevolmente i ragazzi a lui affidati, poi terzo Consigliere della Delegazione Generale Canadese ed economo locale, quindi Delegato Generale. Rinata la Provincia Canadese, il Servo di Dio fu nominato Superiore Provinciale della stessa e Priore dell’ospedale di Montreal. Obbediente ed umile accettò di dare le dimissioni dalla carica, mentre il Signore riservava per lui un’altra strada: quella di missionario in Indocina. Insieme a due confratelli realizzò il Servizio Sanitario di Bui Chiu, a circa 120 chilometri da Hanoi, nel delta del fiume rosso, tra i bombardamenti ed i molti feriti e malnutriti che essi assistettero con coraggio e abnegazione.

    Nel 1956 fondò a Bien Hoa l’Ospedale di Nostra Signora del Buon Consiglio, dove sarà priore, muratore, giardiniere e infermiere.  

    Fra Guglielmo rimarrà per oltre un ventennio occupato a rendere meno penosa la degenza in ospedale di tanti ammalati, bambini e feriti, affrontando egli stesso le inaudite sofferenze provocate dall’immane tragedia della guerra che investì tutto il lembo meridionale dell’Indocina.      

    Ormai debilitato nel corpo, ma non nello spirito, morì serenamente nelle braccia di un confratello nell’ospedale governativo di Saigon a causa di un infarto del miocardio. La bara fu tumulata nel giardino della casa di Bien Hoa, ai piedi di una edicola della Sacra Famiglia, meta di continui pellegrinaggi da parte dei fedeli che chiedono a Dio favori e grazie per intercessione del Venerabile suo Servo.

    Il 10 aprile 2014 la Positio super virtutibus di Guglielmo Gagnon è stata sottoposta allo studio dei Consultori Teologi e il 3 novembre 2015 nella Sessione dei Cardinali e Vescovi Membri della Congregazione dei Santi con esito positivo.

    Proclamato Venerabile da Papa Francesco con decreto del 14 dicembre 2015.

     


    Servo di Dio

    Fra FORTUNATO THANHÄUSER

     

    (al secolo: Bernardo)

    Fondatore della congregazione delle “Suore della Carità di San Giovanni di Dio”.

    Introdusse l’Ordine in India.

    Nato a Berlino il 27 febbraio 1918.

    Morto il 21.11. 2005 a Kattappana (India).

    Maggiore di tre fratelli, fra Fortunato trascorse l’infanzia e l’adolescenza a Volpersdorf (oggi Wolibórz), un piccolo paese della Silesia. Nel 1935 entrò, a Breslau (oggi Wroclaw), nell’Ordine dei Fatebenefratelli e venne ammesso al Noviziato il 20 settembre dello stesso anno. Emessa la Professione semplice il 21 novembre 1936, dopo aver atteso dieci anni, poté emettere anche quella solenne soltanto nel 1946 a causa dell’ostracismo delle autorità naziste e della seconda guerra mondiale.

    Si qualificò, prima come infermiere e poi come assistente tecnico medico lavorando nell’ospedale dei Fatebenefratelli di Breslau, fino al 1950 quando venne espulso, assieme agli altri confratelli tedeschi, dalla Silesia, nel frattempo divenuta parte della Polonia.

    Negli anni successivi fu uno dei maggiori protagonisti della nascita e dello sviluppo della Provincia Renana, oggi confluita nella Provincia Banarese.

    Accogliendo le richieste di un vescovo indiano, questa giovane Provincia decise, nel 1969 di fondare un’opera missionaria in India incaricando del progetto fra Fortunato che allora aveva 51 anni, insieme ad altri due confratelli. Nello Stato federale del Kerala costruì ed avviò un ospedale a Kattappana, oggi presidio sanitario più importante della regione.  

    Egli, nel 1977 affidò ad un confratello indiano l’ospedale per dedicarsi alla sua “Casa dei Poveri”, sita nell’area dello stesso presidio. In questo medesimo anno, per continuare a promuovere l’assistenza ai poveri fondò, insieme ad alcune donne, la Congregazione femminile delle “Suore della Carità di San Giovanni di Dio” che ottenne il riconoscimento diocesano nel 1994 e che oggi conta circa 90 religiose.

    Realizzò numerosi progetti di aiuto ai poveri, ai malati e agli anziani ponendo così le fondamenta per l’attuale Provincia Indiana dell’Ordine. Venerato come “Padre dei Poveri”, fra Fortunato, dopo una lunga malattia, morì a Kattappana in odore di santità il 21 novembre 2005, all’età di 87 anni.

    Il 22 novembre 2014, nella chiesa parrocchiale di Kattappana, alla presenza di oltre diecimila persone, durante una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Mons. Matteo Arackal, è stato aperto il processo ordinario di beatificazione e canonizzazione.

      

     

    ALCUNI TESTIMONI DELL’OSPITALITA’

    Esemplari per santità di vita

     

    Fra ANTONIO MARTÍN

     

    Primo compagno e successore del Fondatore San Giovanni di Dio

    Nato a Mira (Cuenca) nel 1500.

    Morto a Madrid il 24 dicembre 1553.

    Antonio Martín era un uomo di nobili natali, un tipo superbo, spavaldo e arrogante, che si trovava a Granada per seguire il processo con cui condannare Pietro Velasco all’impiccagione per aver assassinato il proprio fratello per motivi di onore. Egli ogni giorno faceva l’elemosina a Giovanni, ma non voleva usare misericordia con quell’uomo e perdonarlo.

    Il Celi così racconta l’incontro di Antonio Martín con Giovanni di Dio:

    Giovanni incontrò Antonio Martín in via della Colcha e appena vedutolo, gli si pose ginocchioni davanti, additandogli il crocifisso che usava trarre con sé e dicendogli: - Fratello Antonio Martín, perdona a quel pover’uomo, affinché questo Signore perdoni a te. Ricordati che devi morire e che la Legge di Dio ci insegna a far del bene a chi ci fa del male.

    Antonio Martín, confuso da quella richiesta, lo alzò da terra e gli disse: - Io lo perdono , affinché Dio perdoni a me i miei peccati . Inoltre da oggi voglio essere vostro fratello e compagno, impegnandomi che finché avrò vita, seguirò il vostro santo modo di vivere” (Celi cap. X).

    Entrambi tornarono amici, si fecero fratelli e compagni del Santo e alla sera uscivano anch’essi a questuare scalzi, dando a tutti grande esempio di umiltà e di carità con i poveri.

    Antonio Martín aveva 39 anni quando decise di farsi povero tra i poveri. Giovanni di Dio lo volle superiore della comunità (Hermano Mayor) di Granada e, secondo il Celi, egli rimase suo suddito, sottomettendosi all’autorità del Martín.  

    Avendo fondato a Madrid un nuovo ospedale, quivi morirà il 24 dicembre 1553 in fama di santità. Visse sempre in grande umiltà, chiedendo l’elemosina per i suoi poveri. I suoi resti mortali riposano nel muro laterale del vestibolo della cappella, con la seguente iscrizione:

    “Qui riposa il corpo di Antonio Martín, primo

     fratello di San Giovanni di Dio. Seppe perdonare

       ai suoi nemici e amare i più sfortunati. Fondò l’ospedale di

    Nostra Signora dell’Amore di Dio nella via di Atocha.

          Morì in Madrid 1553”.

     

      

    Rev. Fra FRANCESCO DEMELAS, sac.


    Nato a Lodine (Nuoro) il 28 maggio 1774.

    Morto a Cagliari il 30 maggio 1851.

    Entrato nel noviziato il 3 dicembre 1796 ed emessa la professione religiosa il 18 dicembre dell’anno seguente, veniva destinato agli studi ecclesiastici ed ordinato sacerdote il 10 agosto 1804.

    Zelante e paterno al capezzale dli infermi, per le sue eminenti qualità di mente e di cuore, fu maestro dei novizi in Roma dal 1815 al 1817, a Cagliari dal 1825 al 1828 e dal 1837 al 1843; nonché maestro dei neoprofessi in Sardegna dal 27 giugno 1817.

    Nel Capitolo provinciale  del 1818 venne eletto Priore di Cagliari. Ebbe affidati compiti di fiducia sia come segretario nelle Visite canoniche nella Provincia Sarda, che come presidente di Capitoli Provinciali.

    Il p. Demelas fu un grande devoto di Maria: era solito invocarla spessissimo con una sola parola che indica tutta la sua filiale fiducia ed abbandono nel suo patrocinio: “Mamma!”. E fu altresì un grande apostolo della devozione alla Vergine Madre, specialmente sotto il titolo di Madonna della Salute che egli diffuse non solo tra gli infermi, a Cagliari e nei villaggi vicini, ma anche in tutta la Sardegna.

    Nella sua camera vi era un finestrino che gli permetteva di guardare l’interno della chiesa. Ivi, in ginocchio, passava lunghe ore, di giorno e di notte, adorando il SS. Sacramento: era solito dire che tra le tante grazie ricevute dal Signore vi era quella d’esser stato fatto “suo cortigiano”.

    Negli ultimi anni di vita era tormentato da febbri intermittenti e da molti altri disturbi che sopportava con invitta pazienza per amor di Dio. Spirò santamente, com’era vissuto, nello stesso mese in cui era nato: mese di maggio dedicato alla Madonna sotto il cui materno sguardo si era svolta tutta la sua vita. Pochi momenti prima che spirasse, fu vista una luce, ritenuta prodigiosa, posarsi sul suo volto, mentre un’altra luce appariva sul letto dell’ospedale.

    Le sue spoglie mortali riposano nella chiesa, dedicata a Sant’Antonio Abate, adiacente al suo ospedale, sotto il pulpito, nel pilastro tra la cappella della Madonna d’Itria e quella della Madonna della Salute, dove furono trasferite il 5 giugno 1853.

    Padre Salvatore Collu, sac., suo confratello e confidente,  scrisse un “Breve ristretto della virtuosa vita  del fu m. r. padre Francesco Demelas sacerdote dell’ordine di s. Gio. di Dio”.

     

     

    Fra GIOVANNI DI DIO DE MAGALLON

     

    (al secolo: Paul)

    Nato a Aix-en-Provence il 01 dicembre 1784.

    Morto a Lyon il 14 luglio 1859.

    Restauratore dell’Ordine Ospedaliero nella Francia.

    Egli crebbe in una famiglia nobile e facoltosa. Il padre di Paul, avvocato generale del Parlamento di Provenza, morì sei mesi dopo la sua nascita, lasciando la responsabilità di crescere i suoi cinque figli alla vedova, la figlia del Marchese d’Argens. Meno di cinque anni dopo, nel 1798 la famiglia fu costretta a rifuggiarsi a Berlino a causa della scoppio della Rivoluzione Francese. Qui Paul, l’anno dopo, fu ammesso nel Corpo dei Cadetti conseguendo il grado di ufficiale.

    Dopo varie azioni meritevoli fu decorato prima della Legion d’Onore e poi con quella dell’Ordine del Giglio. Fu capitano della Grande Armata di Napoleone, Cavaliere della Legione d’Onore  e dell’Ordine di S. Stanislao di Polonia.

    Nel 1817, abbandonate per sempre le armi e spinto dalla volontà di assistere i malati e i sofferenti, Paul de Magallon prende il nome di  Giovanni di Dio de Magellon e forma insieme ad altri un gruppo di infermieri a Marsiglia dove, in seguito, chede di entrare nell’Ordine Ospedaliero.

    Insieme a tre confratelli infermieri  parte per Roma dove emettono la Professione Solenne nell’Ordine dei Fatebenefratelli ed ottiene dal Superiore Generale l’autorizzazione di restaurare l’Ordine in Francia.

    Essendo stato nominato Superiore Provinciale nel Capitolo Generale del 1824 e rieletto costantemente in tale carica per la sua dinamica volontà, costruisce ospedali a Lyon, a Lille, a Léhon, vicino a Dinan, a Parigi e a Marsiglia per i malati più poveri e bisognosi.        

    Avviò comunità religiose, il Noviziato a Lione per la preparazione dei Fratelli al servizio dei malati, e per sé sperimentò una vita di radicale povertà nella comunità di Tivoli, vicino Roma. A Marsiglia si dedicò generosemante all’assistenza dei malati colpiti da epidemia. Nel 1830 aprì un ospedale psichiatrico a Dinan ed in altre parti della Francia.

    Nutrì una tenera e filiale devozione per la Vergine che venerò sotto vari titoli: Notre-Dame du Monte Carmel, Notre Dame de la Garde, de Fourvièr, de Victoire, ecc. Quando da Roma ritornò a Mersiglia con alcuni confratelli, si recò prima in devoto pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto per impetrare benedizioni della Regina del cielo sulla restaurata Provincia religiosa. Non possiamo neppure dimenticare la sua devozione mariana all’antica effige della Madonna della Lampada, venerata nella nostra Chiesa dell’ospedale dell’Isola Tiberina.

    Il Papa

    Pio IX, che lo aveva conosciuto all’ospedale Tiberino, allorché fu informato della sua morte, esclamò: “Ah, il buon Padre de Magallon!... Che Religioso!... Che santo!”. E l’arcivescovo di Aix, Mons. Gouthe-Soulard: “Paolo de Magallon è la più viva immagine della carità, che io abbia potuto mai incontrare quaggiù”.



     

    Rev.mo Fra PIETRO MARIA DE GIOVANNI

     

    (al secolo: Angelo)

    Vicario Generale dell’Ordine.

    Nato a Benevento il 29.10.1842, allora territorio dello Stato Pontificio.

    Morto il 12.02.1913 a Roma, Ospedale San Giovanni Calibita,

    a 70 anni di età e 36 di Professione Religiosa.

    Insieme ai fratellini, Angelo compì privatamente gli studi elementari sotto la guida di un pio sacerdote  che viveva in casa come cappellano della famiglia. Dopo gli studi liceali al Collegio “Giannone” e quelli di Diritto Civile sotto la guida di un magistrato beneventano, per un breve periodo esercitò la professione di giudice e poi quella di avvocato forense.

    Dal necrologio della Provincia Romana: “Sua madre era della famiglia  dei Marchesi Macedonio di Ruggiano (LE). Vestì l’abito religioso nel 1876, fece i voti semplici in Roma nel 1877; fu Priore della Casa di Benevento per più anni nel 1877; fu Provinciale nel 1893; fu Priore del Calibita nel 1905; fu riconfermato nel 1910.

    “Alla morte del R.mo P. Cassiano Maria Gasser fu nominato Vicario Generale fino al successivo Capitolo che fu fatto nel 1916.

    Fu religioso di molta bontà, carità ed amante della osservanza regolare. Oggi cessava di vivere munito di tutti i conforti della nostra religione, contando 35 anni di professione religiosa.

    “Donò alla Provincia un terreno di sua proprietà dove fece ricostruire l’attuale Ospedale Sacro Cuore di Gesù di cui, quindi, deve ritenersi il fondatore”.

    Fra Pietro, oltre alla formula canonica della Professione Solenne, sottoscrisse una dichiarazione privata con cui si impegnava a ”vivere in povertà e in perfetta vita comune, come prescrive la Regola del Santo Padre Agostino, e non nella pratica tollerata nel passato”. Inoltre sottoponeva la sua persona a grandi penitenze e mortificazioni, non in modo arbitrario, ma con il permesso del suo padre spirituale.

    Terminati i suoi impegni curiali, chiese di dedicarsi ai malati e, per questo, fu destinato a Ruffano (LE) dove la Comunità gestiva un piccolo ospizio per anziani. Purtroppo, dopo appena un mese, gli si manifestò un carcinoma della vescica che lo costrinse a ritornare a Roma, all’Isola Tiberina dove, dopo un penoso e lungo calvario, che affrontò con edificante rassegnazione, rese l’anima a Dio.

    Fu sepolto al Verano, ma, restando sempre vivo il suo ricordo, nel 1957 la sua salma fu esumata ed i suoi resti tumulati nella Chiesa dell’Ospedale che egli aveva fondato a Benevento.

     

     

    Fra FRANCESCO SAVERIO PALACIOS CABELLO

     

    Nato a Torrijo del Campo (Terruel) il 7 dicembre 1859.

    Morto a Malvarrosa di Valencia il 15 luglio 1936 (un mese prima che iniziasse la guerra civile spagnola).

     

    Non essendo ancora entrato nella vita religiosa, Francesco Saverio seppe esercitare un’ospitalità sensibile e integrale, e lo stile di vivere la fede, e il suo impegno nei confronti dei poveri e dei bisognosi era conosciuto non solo nella sua città natale, ma in tutta la regione. Riuniva i bambini e gli adolescenti ai quali insegnava il catechismo, sosteneva con la sua elemosina tanti bisognosi, e nulla gli impedì mai di seguire una vita religiosa coerente nella quale emergeva la sua devozione alla Madonna e ai misteri eucaristici.

    Morta la madre, da lui sostenuta ed assistita fino alla sua morte, il 25 giugno 1889 iniziò il Noviziato ed emise i voti semplici come Fatebenefratello il 28 giugno del 1890. Convinto della sua vocazione, ma nello stesso tempo con un forte desiderio di umiltà e di semplicità, ritardò la Professione solenne fino al 1919, data in cui il Superiore Provinciale non volle più ascoltare ragioni e gli fece emettere i voti solenni l’8 dicembre del 1919. Il giorno 15 dello stesso mese e anno, nel corso del Capitolo Provinciale fu eletto Superiore di Valencia.

    Svolse il suo servizio  nell’Ordine a Valencia, Barcellona e Siviglia con diverse occupazioni tra cui anche quella di sacrestano che gli permise di abbellire con cura e, mediante le sue doti artistiche, gli oggetti e i paramenti liturgici. Egli dipinse il magnifico chiostro della casa di Barcellona, arricchendolo con svariate piante di fiori.  Fu un elemosiniere instancabile tanto che si diceva di lui che avesse “comprato con l’elemosina tutti i mattoni dell’Asilo di Valencia”. Da tutte le parti trovava le porte aperte e cuori generosi.

    Il Servo di Dio trovava nella cappella la sua “fonte di energia” per svolgere le sue attività di ospitalità. La sua fede immacolata, il suo procedere instancabile, l’affabilità del suo comportamento, le sue opere di carità, la sua dedizione senza riserve al lavoro quotidiano, ne erano la dimostrazione.

    La sua occupazione primaria era però la pratica dell’Ospitalità, l’assistenza agli infermi, in cui mise tutto il suo cuore, amandoli come Cristo stesso; li trattava con grande delicatezza e tra loro trovava il suo maggior onore  e gloria. Li istruiva, li consigliava, li curava, pregava con loro, si divertiva con loro e li portava fuori a passeggiare. Servire gli infermi era la sua aspirazione e nessuna attenzione o sacrificio gli sembrava troppo grande.

    Morì santamente, come era vissuto, e quando lo seppellirono, dentro e fuori la sua comunità, così commentarono: “Era un santo in vita e ora è con Dio”. Secondo lo stile del Fondatore San Giovanni di Dio, Fra Francesco Javier visse una Povertà serena, una Castità creativa, un’Obbedienza edificante e un’Ospitalità disinteressata.



Fra ANGELO MARIA CARRASCO FERNÁNDEZ

 

(al secolo: Angelo Filemón)

Professo semplice

Nato a Abarán il16 febbraio 1921.

Morto a Ciempozuelos il 20 agosto 1942.

Professo semplice

 

Il 20 agosto del 1942 moriva nella casa di Ciempozuelos (Madrid), un giovane neoprofesso  a 21 anni di età e 6 mesi di religione: Fra Angelo Maria Carrasco Fernández, che con mano tremante scriveva nei suoi appunti spirituali: “Ti amo, Madre mia! Non mi abbandonare! Mi dono a te. Confido nella tua saggezza. Mi abbandono alla tua misericordia”. Pochi giorni prima della morte, così lo ricordava il suo Maestro dei Novizi, Fra Adriano García: “Noi che gli eravamo vicini e che lo conoscevamo bene, apprezziamo le tante facce delle sue virtù e ne conoscevamo il solco profondo e varo, che ha lasciato dietro di sé passando per questo Santo Noviziato, solco indelebile che rimarrà per sempre qui come modello e guida luminosa che tutti dobbiamo seguire nel sentiero della formazione religiosa e all’ospitalità.  

Questo coraggioso religioso donò la sua giovane e gioiosa vita al servizio della più nobile causa di Dio e dell’umanità: i malati, e tra di loro quelli che suscitano i sentimenti più forti di repulsione, come i dementi, gli storpi, quelli pieni di piaghe e i malati contagiosi, incapaci persino di apprezzare e di ringraziare per il sacrificio eroico.

Gli appunti e le norme spirituali dei suoi quaderni e libretti erano un cantico amoroso, la nenia ininterrotta di un ricordo ardente per Colei che era il grande oggetto delle sue ansie.

P. Ernesto Ruiz, suo compagno di Noviziato e testimone privilegiato delle sue ultime sofferenze, che tanto prematuramente spezzarono la sua vita terrena, racconta che “Accadde un pomeriggio in cui andammo a passeggiare per Ciempozuelos, saltando e correndo felici, Fra Angelo per primo, perché era noto a tutti quanto si dimostrava allegro e gioioso in queste situazioni. Dopo due ore, tornando a casa, osservai che Fra Angelo era in ritardo. Lo chiamai ed egli mi fece segno di aspettarlo. In realtà, andai verso di lui e lo vidi affaticato e con il viso molto pallido, ma nello stesso tempo con una gioia che non riusciva a contenere. “La Vergine Santissima – mi disse – mi ha concesso ciò che le ho chiesto tanto. Spero di poter essere presto accanto a lei”. E, mostrandomi il fazzoletto macchiato di sangue in cui aveva versato la sua prima emottisi, diceva: “Grazie, Madre mia, grazie”. 

Fu trasferito a Cordova per riprendersi, dopo di che fece ritorno a Ciempozuelos per fare la professione assieme agli altri novizi, manifestando così il suo amore per l’Ordine e la sua condotta edificante. Moriva sei mesi dopo, a 21 anni, a Ciempozuelos, nell’anno 1942.

Il suo corpo riposa in un’urna nel santuario di Abarán (Murcia) sua città natale, in montagna dove egli amava cantare le lodi a Maria. 

 

 

 

Fra FERDINANDO TOSTO

 

(al secolo: Michele)

Professo semplice

Nato a Castelvenere (Benevento) il 22.03.1925.

Morto a Roma, Ospedale S. Giovanni Calibita il 5.04.1945.

Secondo di 7 figli nati in una famiglia semplice e laboriosa di braccianti. Di carattere gioviale, mite e buono. Michele da bambino fece il pastore (guardiano di pecore); da adolescente passò al lavoro manuale della campagna per dare il suo contributo  al sostentamento della numerosa famiglia, non agiata ma ricca di valori e qualità umane, che forgeranno il carattere del giovane. Al lavoro unì la preghiera che sarà una dominante della sua giornata, luce per discernere la sua vocazione L’incontro con un Padre passionista fece maturare in lui la decisione di entrare in Noviziato di quella Congregazione a Pontecorvo (Frosinone).

Per motivi di salute, dopo un anno e mezzo circa di permanenza tra i Passionisti, fu costretto a rientrare in famiglia. Ristabilitosi alla fine dell’estate del 1942 chiese di entrare nell’Ordine Ospedaliero dei Fatebenefratelli presenti in Benevento nell’”Ospedale Sacro Cuore di Gesù”. Fu accolto all’Isola Tiberina, in Roma, sede della Provincia Romana, e del Noviziato dove fu ammesso con il nome di Fra Ferdinando. Da quel momento iniziò decisamente il suo cammino a seguire Cristo più da vicino e, pur essendo di costituzione assai fragile, si prodigava instancabilmente nelle corsie nei servizi più umili e nella cura dei malati, confortandoli e pregando per loro e con loro.

Molte sono le testimonianze orali che alcuni confratelli e compagni di Noviziato hanno lasciato di questo giovane confratello e della sua fede in Dio e nella Vergine, soprattutto nel momento della sua malattia.

P. Gabriele Russotto, suo maestro di Noviziato, dà questa testimonianza: “Ho conosciuto personalmente Fra Ferdinando Tosto ed ho trattato con lui per tutto il tempo che visse con noi all’Isola Tiberina. Conservo di lui il ricordo di un piissimo religioso: molto modesto con gli occhi e nel comportamento, umile e raccolto in santi pensieri, amante della preghiera e paziente nelle sofferenze della lunga malattia, che lo portò alla morte (…). Mi sembra di avergli amministrato io l’Estrema Unzione e raccomandata l’anima. Negli ultimi tempi egli, presentendo ormai vicina la morte, mi diceva con edificante candore: “Padre, quando sto per morire, mi ricordi la Madonna come nostra Madre”. Era molto devoto alla SS. Vergine”.

A questa testimonianza si aggiunge anche quella del suo direttore spirituale e confessore, P. Domenico Mondrone S.J., il quale scrisse di lui: “Ebbe chiaro, e via via più certo: il presentimento del cielo vicino – all’età di soli 20 anni, il Signore lo trovò maturo per se – Lo colse per trapiantarlo tra i confratelli che lo precedettero nella gloria – Caro ed eloquente esempio di distacco da tutto e di generosa donazione di sé fino alla morte”.          

Nel necrologio della Provincia Romana si legge questa breve nota su di lui: “Da additarsi ai nostri giovani religiosi, quale modello di perfetta osservanza, spirito di orazione, umiltà e pazienza, specialmente nella penosa malattia. Spirò nel bacio del Signore circondato dai Superiori e compagni di Noviziato”. 

 

 

Fra BONIFACIO BONILLO FERNÁNDEZ

 

Nato a Cañaveruelas, piccola località di Cuenca il 14 maggio 1889.

Morto a Cordova l’11 settembre 1978.

Dal necrologio della Provincia Betica:

“Religioso buono, semplice e simpatico, ma soprattutto eccellente ospedaliero secondo lo stile di San Giovanni di Dio. Per 43 anni percorse le strade dei paesi della Provincia di Cordova, chiedendo l’elemosina per i bambini ricoverati nella Clinica della città, anche se negli ultimi anni era molto affaticato per il continuo viaggiare su una vecchia Land Rover”.

 “Anche quando fu ricoverato in ospedale, continuò il suo lavoro, dando a tutti la testimonianza della pace e della gioia di attendere la risurrezione cristiana”.

“Morì a Cordova a 79 anni di età e 52 di professione religiosa, nell’anno 1978”.

Il 10 dicembre 1972, alla presenza delle autorità civili e religiose di Cordova, a Fra Bonifacio fu conferita dal Governo spagnolo la Croce di Beneficenza con categoria di prima classe con distintivo morato e bianco.



Fra GIOACCHINO VILLANUEVA BALDA, sac.

 

Nato il 20 dicembre 1914 a Osinaga (Navarra).

Morto il 4 agosto 1982 a Jerez de la Frontera.

            I suoi genitori, Giovanni e Giuseppa ebbero nove figli dei quali Gioacchino e Ferdinando furono entrambi sacerdoti nell’Ordine e un terzo, fra Fausto fu un religioso esemplare  dedito al servizio dei malati mentali nel Centro Assistenziale di Malaga. Un’altra figlia, Sr, Giuseppa fu Suora Ospedaliera del Sacro Cuore.

            Tra i sei o sette anni riceve la prima comunione e ogni domenica, come tutti gli altri componenti la famiglia, frequenta la Santa Messa e negli altri giorni aiuta nei lavori dei campi.

            A 18 anni. essendo venuto a conoscenza dell’Ordine Ospedaliero di san Giovanni di Dio e del suo carisma, rispose alla chiamata di Dio che si manifestava in lui, lo seguì il fratello Fausto e dopo anche Ferdinando.

Fra Gioacchino emise la Professione solenne il 25 luglio 1939 in Granada dove era di comunità. Qui compì gli studi di Filosofia e Teologia. Il 7 Luglio 1946 venne ordinato sacerdote nella basilica di San Giovanni di Dio di Granada. Il suo campo di apostolato fu inizialmente nel sanatorio psichiatrico di Ciempozuelos con una popolazione di più di mille residenti.

“Fra Gioacchino Villanueva Balda, sacerdote. Era considerato un uomo di Dio e amico di tutti”.

“Con grande zelo apostolico si dedicò agli infermi e ai poveri, che vedevano in lui un padre che mostrava la misericordia del Signore”.

Svolse l’attività di cappellano in varie case dell’Ordine in Spagna e nel 1957 in America latina (Venezuela e Perù), dove fu anche Delegato Provinciale”.

“Negli ultimi 8 anni della sua vita si dedicò al Collegio Apostolico di Cordova formando le persone per il servizio dell’ospitalità. Aveva qualcosa di speciale che attirava; un misto di bontà, umiltà e semplicità che lo faceva ammirare e rispettare da tutti”.

“Morì a Jerez de la Frontera a 67 anni di età, 48 di professione religiosa e 36 di sacerdozio” (Dal necrologio della Provincia Betica).  

 


Fra TOMMASO CANET GARCÍA

 

Nato a Luchente (Valencia) l’8 ottobre 1902.

Morto a Sant Boi de Llobregat (Barcellona) l’8 ottobre 1984.

Fra Tommaso fu un religioso ammirevole; trascorse la sua esistenza religiosa in due Case: a Valencia e a Sant Boi. A Valencia  si prodigò come elemosiniere per 28 anni. Fu infaticabile nel suo lavoro apostolico; animato da una completa adesione al voto di ospitalità, lasciò un ricordo indelebile in quanti lo incontrarono nel suo peregrinare. In seguito fu trasferito all’ospedale di Sant Boi, dove rimase fino alla morte. Ivi si dedicò al servizio degli infermi (nella sezione invalidi) più umili. Fu un uomo di profonda fede, di una sapienza biblica e con un cuore impregnato del dono dell’ospitalità.

Uomo dotato di fede profonda e sapienza biblica; sul letto di morte andava ripetendo: “Se soffro con Cristo, vivo con Cristo, se muoio con Cristo, risuscito con Cristo” (cfr 2Tm 2, 11 e 1Cor 15, 54-57).

Durante la veglia funebre, oltre alla Parola di Dio, furono lette due testimonianze di Fra Tommaso: la lettera di saluto inviata alla famiglia in occasione del suo ingresso nell’Ordine e la sua consacrazione alla Vergine.

Il giorno del funerale fu un momento di grande commozione, ma pervaso da un clima di gioia fiduciosa nella rinascita a vita nuova dell’indimenticabile ed esemplare Religioso.

L’Ordine ospedaliero nel 1989 ha istituito in Sant Boi una Fondazione no-profit intitolata a Fra Tommaso Canet, al fine di migliorare e facilitare lo sviluppo personale, l’integrazione sociale e la tutela delle persone con malattie mentali.



Fra MATTIA BARRET

 

(al secolo Maurizio Patrizio)

Nato: 15 marzo 1900 a Ballybricken, Waterford (Irlanda).

Morto: il 12 agosto 1990 in Albuquerque (Nuovo Messico).

Fondatore della Congregazione dei “Piccoli Fratelli del Buon Pastore”.

Appartenente alla Provincia Irlandese dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, fu inviato dai Superiori in missione negli Stati Uniti, dove si sentì chiamato a servire le persone più povere e più trascurate della società: questo nuovo tipo di apostolato all’epoca non era ancora previsto dalle nostre Costituzioni.

Seppure con riluttanza, ma con pervicacia, convinto che questa era la seconda chiamata di Dio, Fra Mattia chiese la dispensa dei Voti per seguire quella che sentiva essere la sua vocazione, pur rimanendo sempre un vero figlio e seguace di san Giovanni di Dio. Sostenuto dalla fede, realizzò il suo sogno di servire i più poveri dei poveri nella società, fidandosi della Provvidenza di Dio e sostenuto da alcuni compagni che si univano a lui. Anch’egli, come Giovanni di Dio, fu considerato pazzo per le sue numerose e ardite opere a vantaggio di tanti poveri.

Prima della sua morte, avvenuta in fama di santità e alla quale fra Mattia si preparava da tempo, si fece costruire finanche la povera cassa dove egli sarebbe stato deposto, vestito dell’abito e dello scapolare dei fratelli di San Giovanni di Dio.

Da uomo carismatico qual era il 19 gennaio 1951 fondò ad Albuquerque, Nuovo Messico, la “Congregazione dei Piccoli Fratelli del Buon Pastore” (Little Brothers of the Good Shepherd – LBGS), istituto di diritto pontificio di Religiosi Fratelli. Coloro che ne fanno parte (attualmente la Congregazione annovera c. 27 confratelli), professano i Voti canonici pubblici di castità, povertà e obbedienza. Essi vivono in comunità e forniscono vari servizi sociali e sanitari per i poveri e le persone bisognose di diversi Paesi: Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Irlanda e Haiti.

Nel 2008 la Congregazione del Buon Pastore ha ricevuto la “Carta di Aggregazione all’Ordine” e da allora i contatti tra i due Istituti sono andati intensificandosi fino al punto in cui i Piccoli Fratelli del Buon Pastore, in occasione del loro Capitolo Generale del 12 agosto 2012, hanno firmato all’unanimità un documento in cui affermavano la loro intenzione di unirsi all’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio. Alcuni di essi sono stati invitati a partecipare, per la prima volta, al Capitolo Generale dei Fatebenefratelli del 2012 svoltosi a Fatima (Portogallo).

Il processo di fusione della “Congregazione dei Piccoli Fratelli del Buon Pastore” con “L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio” si è concluso col parere positivo della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica con Decreto Prot. n. S. 110-1/2013 del 1 novembre 2014.   

 


Fra EMANUELE NOGUEIRA, sac.

 

(in religione: Benedetto)

Nato: l’8 aprile 1927 a S. Simão de Litém - Pombal

Morto: il 26 ottobre 2003 a Lisbona.

A 15 anni entrò tra i Fatebenefratelli. Dopo aver compiuto il noviziato, e fatta la Professione l’8 dicembre 1945, si mise al servizio dei malati e frequentò brillantemente il corso per infermieri. |Fu prefetto e professore nella Scuola Apostolica e modello nel servire il Signore nella sua vocazione ospedaliera.

Nel 1953 i Superiori lo invitarono ad intraprendere gli studi per accedere al sacerdozio in Angra do Heroismo e più tardi a Roma. 

Ordinato sacerdote il 14 agosto 1960, dopo aver preso la licenza in teologia e il diploma in pastorale a Roma, fu maestro dei novizi, maestro degli scolastici, cappellano ed insegnante nella scuola per infermieri. Si distinse soprattutto come missionario in Mozambico dove fu maestro dei novizi e grande apostolo misericordioso, amico degli ammalati.

Dal 1972 fu missionario nel Lebbrosario dell’alto Molocuè e maestro dei novizi in Nampula (Mozambico) dove lavorò per circa 30 anni.

Testimoniò una grande santità di vita con fede irradiante, speranza senza scoraggiarsi, carità paziente vicino ai malati mentali, perdonando agli avversari politici come testimone di Cristo. Univa l’assistenza  agli infermi e il lavoro nella fattoria con i malati in riabilitazione e, come pastore vicino alla popolazione, costruendo comunità e tre chiese. Si distinse nella catechesi e nell’evangelizzazione viva insieme con i bambini, i giovani, gli impiegati e gli adulti con custodia... e celebrazioni all’aperto. La sua capacità di mobilitare cristiani e catecumeni fece di lui un sospetto, un latitante e un prigioniero di Cristo. Senza aver commesso alcun crimine fu messo due volte in carcere. Morì a Lisbona vittima di un cancro.

Fu un esempio di coerenza evangelica e di speranza missionaria.


 

 

Fra GIOACCHINO NIEDBAL

 

(al secolo: Antonio)

Nato l’08 .10 1916 a Unica Sulikowska (Polonia).

Morto il 14 agosto 2008 (91 anni di età e 59 di religione).

Ingresso in Religione: 22 gennaio 1947

Novizio: 07 settembre 1947

Professione semplice: 08 settembre 1948 (Cracovia)

Professione solenne: 03febbraio 1952 

Fra Gioacchino nacque l’8 ottobre 1916 a Kuźnica Sulikowska, vicino a Siewierz, nella famiglia  di Władysława e Konstanty Niedbał. Ebbe cinque fratelli. Al battesimo, gli fu dato il nome di Antoni. Come risulta dalla sua domanda di accettazione nell'Ordine, frequentò 3 classi della scuola primaria. Durante la seconda guerra mondiale fu costretto ai lavori forzati nelle miniere tedesche in Westfalia e in Slesia. Il 22 gennaio 1947 varcò la soglia del convento dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio di Cracovia. All’ingresso nel noviziato, il 7 settembre 1947, prese il nome religioso di fra Gioacchino.

L’8 dicembre 1948 pronunciò i primi voti religiosi ed in seguito, il 3 febbraio 1952, quelli definitivi. Nell’ambito della formazione frequentò, nel periodo da ottobre 1948 a marzo 1949 un corso di infermieristica nella scuola esistente all’epoca presso l’Ospedale Fatebenefratelli. Nel 1956 lavorò in vari reparti dell'ospedale. Poi, quando le autorità comuniste proibirono ai fratelli di assistere i pazienti dopo la nazionalizzazione dello stesso, fra Gioacchino iniziò la sua attività nell’ambiente circostante, visitando ogni giorno decine di persone – facendo iniezioni, applicando le coppette, portando pasti, e così tenacemente per i successivi 50 anni. Si è sempre distinto per la preghiera zelante e per una particolare devozione alla Madonna.

Negli ultimi anni di vita ha percorso ogni giorno la Via Crucis in maniera privata. Nell'ottobre del 2007 ha ricevuto dalle mani del Cardinale Stanislaw Dziwisz (già segretario di san Giovanni Paolo II) l’onorificenza denominata “Le ali di San Raffaele Arcangelo” concessa dall’Ospedale Fatebenefratelli di Cracovia e dalla Galleria d'arte Art Cherub, istituita per onorare coloro che nella vita quotidiana e prodigandosi in modo speciale in favore degli altri, con l’amore evangelico e dedizione, realizzano il richiamo dell’ordine: Fate del bene, fratelli!

 Fra Gioacchino ha fatto del bene fino al suo ultimo giorno. È morto la sera del 14 agosto 2008 nello stesso ospedale, in cui sessant'anni prima aveva iniziato il suo servizio di infermiere. La celebrazione funebre svoltasi il 20 agosto nella chiesa dei Fatebenefratelli dedicata alla Santissima Trinità, era presieduta da Sua Eminenza cardinale Franciszek Macharski. Nell’omelia il rettore del Seminario  della diocesi di Sosnowiec Prof.  Włodzimierz Skoczny ha detto, tra l'altro:

“Non è facile scoprire chi fosse Fra Gioacchino. Non era una persona molto loquace, e certamente non soleva parlare di se stesso. Egli percorreva le nostre strade, negli ultimi anni ormai piegato verso terra, sempre con il rosario e la borsa con l’occorrente per fare iniezioni, immerso tra la gente che correva, grigio come tutti i Santi (…) Si chiude oggi una delle più belle pagine dell’Ordine, con la dipartita di Fra Gioacchino, il più anziano dei Fatebenefratelli contemporanei. Per tanti anni egli ha soffiato sulla scintilla della divina misericordia servendo umilmente i malati.  Che nel Gesù Misericordioso trovi pace e felicità  … per sempre”.

Fra Gioacchino è sepolto nella tomba dei Fatebenefratelli al cimitero Rakowicki di Cracovia.

 

 

 

Fra ADRIANO DEL CERRO SÁNCHEZ

 

Nato a Retamoso de la Jara (Toledo) il 2 luglio 1923.

Morto a Jerez del la Frontera l’8 agosto 2015.

A 27 anni decise di consacrarsi al Signore e, dopo aver confidato questo suo desiderio al Parroco, questi lo segnalò ai Fatebenefratelli i quali lo accettarono nel loro Istituto Psichiatrico di Ciempozuelos nell’assistenza dei malati mentali. Il 25 aprile 1951 fu ammesso in Noviziato; il 26 aprile 1952 farà la sua professione semplice ed il 26 aprile 1955 quella solenne.

Il 15 settembre 1952 fu trasferito nella comunità dell’ospedale i Jerez, dedicato alla riabilitazione ai numerosi bambini colpiti da poliomielite o da tubercolosi ossea per i quali fu incaricato di chiedere l’elemosina percorrendo ogni giorno le strade di Jerez. Egli osava ripetere che “Chiede la carità per chi è nel bisogno, è mettere in pratica il nostro amore a Dio

Le sue giornate trascorse a contatto con tanta gente generosa, sono piene di episodi dai quali traspare un religioso semplice, onesto a contatto con grosse somme di denaro, e povero. Usava scarpe molto logore e, quando si recava fuori città per questuare, talvolta l’accompagnava l’autista con la macchina dell’ospedale.

Dopo una breve residenza a Madrid e poi a Ciempozuelos, nel 1962 fu trasferito di nuovo a Jerez dove continuò questuare fino alla morte, non più per l’ospedale ormai trasformatosi in Ospedale Generale, ma per tante famiglie disagiate o di immigrati, che accorrevano a lui per avere alimenti o farsi pagare le bollette della luce, dell’acqua  o il fitto di casa.

La città di Jerez, ancora vivente, ha espresso la sua gratitudine con segni di benemerenza, intestandogli una strada, ponendo un busto raffigurante fra Adriano nell’atrio dell’ospedale, e uno storico ha scritto la sua biografia, intitolata “Fra Adriano. Questuante di Dio. Vita, opera e avventure di Fra Adriano del Cerro”.

Il suo corpo è stato tumulato nella Chiesa della comunità di Jerez, in compagnia di San Giovanni Grande (1546-1600), fondatore dell’ospedale e del Beato fra Manuel Jiménez Salado (1907-1936), martire della guerra civile e della persecuzione religiosa.

 

 

 

Confratelli delle Filippine

Martiri della carità[2]

 

 

Venerabile Fra Antonio de Santiago

Protagonista nel 1641 del secondo felice tentativo di impiantarsi nelle Filippine, ebbe come suo ultimo incarico quello di amministratore della Hacienda Buenavista, dove il 14 aprile 1665 rimase vittima di un’incursione di una tribù negra scesa dai monti a razziare cibo; mortalmente colpito da una freccia, s’accasciò sul tronco d’un albero sul quale s’era da poco arrampicato un negretto di circa dieci anni, il quale vedendo che il religioso restava inginocchiato ai piedi dell’albero, pensò ingenuamente che vi fosse rimasto di vedetta e non si mosse di lì finché, trascorsi due giorni, la gente della fattoria scoprì il religioso morto; vedendo essi il negretto sull’albero, lo presero e lo condussero al Convento di Manila, dove qualche tempo dopo, essendo stato istruito nella nostra Fede, ricevette il Santo Battesimo, sicché fra Antonio, dopo aver per anni offerto salute fisica a tanti ammalati, alla fine della sua vita riuscì col suo sangue ad offrire occasione di salute spirituale allo spaurito negretto.

 

Venerabile Fra Lorenzo Gómez

Inviato in missione sanitaria nella Provincia d’Ilocos, cadde in un agguato tesogli da una tribù di Tinguiani, scesi dai monti per razzia e che il 7 gennaio 1702 gli tolsero la vita a colpi di frecce.

 

Venerabile Fra Giovanni Antonio Guémez

Fu anche lui assassinato a colpi di lancia il 13 maggio 1731 da una tribù di Ladrones durante una delle loro frequenti scorrerie nella Hacienda Buenavista. La sua morte suscitò profonda costernazione sia per la crudeltà e perfidia degli uccisori, sia per le qualità di cui rifulgeva questa persona, zelante nell’adempimento dei suoi doveri.



[1]It. santità fr. sainteté; sp. santidad, ted. heilig; igl. holy, pol. świętość. Santo = ebr. qādoš; gr. άγιος; lat. sanctus: participio passato di sanciō: sancitus, reso sacro, inviolabile; sancito. Sacrum: appartenete al mondo divino; opposto a profanum: ciò che è davanti, cioè fuori, dello spazio consacrato.

 

[2] Riguardo a questi tre Venerabili, caduti martiri di carità mentre svolgevano il loro apostolato sanitario nelle Filippine, va anzitutto precisato che il titolo di “Venerabile” viene loro attribuito per antica tradizione e figura nel Necrologio Spagnolo dell’Ordine, ma che mai fu avviato il Processo di Beatificazione, anche se, specie in loco, esiste una certa devozione popolare per loro ed i rispettivi presuli hanno manifestato la loro disponibilità ad introdurre la Causa di beatificazione e di canonizzazione. 

 

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